Riciclaggio, ai domiciliari anche Pomponi

Il denaro sottratto al fallimento di una società romana che viene depositato in una banca in Austria, e poi riportato in Italia e reinvestito in una serie di attività. Un’operazione di ripulitura di proventi illeciti che la Guardia di Finanza ha ricostruito nei dettagli e che è confluita in una inchiesta della Direzione distrettuale antimafia di Napoli.

Anche Luca Pomponi, presidente del Pisa Calcio nella sventurata stagione 2008-09, è fra i destinatari di misura cautelare nell’indagine di Napoli: secondo l’accusa avrebbe ricevuto 1 milione e 280 mila euro dai conti austriaci e “li avrebbe immessi nella società immobiliare Iniziativa 2003”. I reati a cui fanno riferimento inquirenti ed investigatori partono dal 2006 e finiscono al 2011. Contestualmente all’emissione dell’ordinanza di custodia cautelare a firma del giudice per le indagini preliminari Amelia Primavera, sono stati notificati anche gli avvisi di chiusura delle indagini preliminari. Questo vuol dire che tutti e sei gli indagati saranno davanti ad un giudice già prima dell’estate.

Sei le ordinanze agli arresti domiciliari eseguite dal Nucleo Speciale di Polizia Valutaria della Gdf: il commercialista Umberto Previti Flesca, nipote dell’ex ministro Cesare Previsti; Antonio Aceti, docente universitario della Università La Sapienza; l’imprenditore Dino De Megni, padre di Augusto, rapito quando era bambino nel 1990 e diventato personaggio televisivo dopo il successo alla Trasmissione il Grande Fratello; Leonardo Covarelli, ex presidente del Pisa e del Perugia; Cristina Lo Sole e Luca Pomponi.I reati contestati a vario titolo nei provvedimenti emessi su richiesta del procuratore aggiunto Giuseppe Borrelli e del pm della Dda Giovanni Conzo, sono di riciclaggio, reimpiego illeciti di capitali, falso in bilancio e falsa intestazione di valori, aggravati dalla transnazionalità.

I fatti si riferiscono a un arco di tempo che va dal 2007 al 2010. Tutto ha inizio con la bancarotta della società San Pio S.a.s., che operava nel settore alberghiero e immobiliare.

Ingenti somme sottratte al fallimento furono nascoste, secondo le indagini della Finanza, su un conto presso una banca di Villach, in Austria. Poi parte del denaro fu utilizzato per l’acquisto di quote, per 250mila euro, della clinica napoletana Ruesch. Un’operazione che non andò in porto in quanto non furono versate le quote successive. E in una nota la clinica ha affermato “la propria completa estraneità a fattì, sottolineando che si è trattato di un “tentato acquisto di partecipazioni societarie da parte di terzi, successivamente annullato e lontano nel tempo”.

Tra le persone coinvolte nel tentativo di compravendita della clinica figura anche il professor Aceti al quale, secondo l’accusa, faceva capo la società di diritto inglese Still Davis, al centro delle operazioni immobiliari ritenute illecite. Il commercialista romano Umberto Previti Flesca, invece, è indicato come amministratore della società che intendeva rilevare, attraverso il reimpiego di somme provenienti dalla bancarotta della San Pio sas, quote della Ruesch. Sul suo conto corrente, inoltre, sarebbero transitati proventi illeciti riconducibili alla società Still Davis.

Dino De Megni e Leonardo Covarelli sono coinvolti nell’ indagine per aver preso parte ad altre operazioni immobiliari, sempre reimpiegando proventi dello stesso fallimento in altre città italiane come Pisa, Bologna e Perugia. Le indagini del Nucleo di polizia valutaria si sono concentrate soprattutto su operazioni effettuate in Austria (dove si è svolta una rogatoria) e a San Marino. Complessivamente nell’operazione sei persone sono state poste agli arresti domiciliari e sono stati eseguiti sequestri per nove milioni di euro.

Il procuratore della Repubblica di Napoli, Giovanni Colangelo, ha sottolineato la complessità dell’inchiesta, in gran parte basata sugli accertamenti svolti all’estero.
Articolo di Antonio Scuglia “iltirreno.gelocal.it”

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