RadioScalino: “Società senza prospettive”

Due giorni dopo l’incontro fra il presidente Battini e i rappresentanti della Curva nord, anche Radioscalino, storico e frequentatissimo club di tifosi nerazzurri, prende posizione sulle ultime vicende societarie, fra trattative iniziate e poi in qualche modo arenatesi.

Lo fa con un comunicato articolato e decisamente critico nei confronti dell’attuale proprietà. Si parte dal dispiacere per il fatto che «il presidente Battini non ritenga percorribili le soluzioni proposte dalle due diverse opzioni degli aspiranti acquirenti (Terravision e la cordata guidata da Aldo Brini, ndr)», dato che «l’attuale gestione – dicono i tifosi – ci appare del tutto priva di prospettive in relazione alle speranze e alle ambizioni della tifoseria». Il Club Radioscalino prosegue evidenziando come «il prezzo di vendita fissato dal presidente Battini (fra i 3,5 e 4 milioni di euro, ndr) rappresenti una richiesta del tutto incoerente con la volontà di passare la mano e i sacrifici economici che puntualmente lamenta di dovere compiere».

«Non siamo esperti in materia – sottolinea il presidente del Club, Ardimanno Ciabatti – ma siamo in grado di comprendere che il Pisa non possiede alcun bene mobiliare e immobiliare da vendere e può solo mettere sul piatto le prestazioni, a tempo, dei calciatori sotto contratto e la passione, preziosa ma tangibile, dei propri sostenitori. Dunque, se fra le parti la divaricazione è solo sull’entità del prezzo, la cosa più ragionevole sarebbe affidarsi a due periti, uno per parte, come avvenne al tempo del passaggio di proprietà tra Camilli e Battini. Viceversa, se mancano o non sono ritenute credibili le garanzie di pagamento, le due cordate farebbero bene a pronunciarsi per tentare di contraddire affermazioni lesive della loro attendibilità». In ogni caso, la certezza è che «d’ora in avanti non sarà più possibile far passare l’idea che la conduzione del Pisa sia senza alternative : può darsi che non si possano realizzare per le richieste (eccessive?) di Battini, ma è quanto basta per pretendere nuovi e robusti investimenti che tolgano il Pisa dalla palude della serie C. Non vogliamo un presidente da prendere in ostaggio, ma non vogliamo neppure che il Pisa sia prigioniero di un’ambizione personalistica senza orizzonti».

 

Articolo de “La Nazione”

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