Protesta per San Paolo in Ripa d’Arno

«Mi sento in dovere di ringraziare pubblicamente, e lo farò ancora, quelli che ci hanno messo la faccia e il cuore (pisano o oriundo che sia), quelli che si sono mossi dalle proprie case, quelli che lo faranno e anche quelli che non se la sono sentita».

A parlare è lo scrittore pisano Sergio Costanzo, protagonista della protesta per sensibilizzare le istituzioni sulle condizioni strutturali della chiesa di San Paolo in Ripa d’Arno. Si era messo dietro alla rete dando l’immagine di un uomo in gabbia. Poi è stato seguito da altri. Afferma: «Scoprire che in un mondo “Global”, la gente ha ancora voglia di impegnarsi in prima persona per ottenere ciò che gli spetta, senza delegare nuovamente “ad altri” è rassicurante. Scoprire che, oltre all’economia a chilometri zero, forse è arrivato anche il momento della socializzazione, a chilometri zero, potrebbe essere banale ma positivamente devastante. Ripensare ad una socializzazione antica, come quella dei nostri nonni “a seggiola” fuori dall’uscio, dei bimbi per la strada a giocare a palla o a stanze, per ripopolare le piazze, per riprenderci le strade, per conoscere, apprezzare e quindi tutelare e difendere gli spazi della nostra vita. Questo vale per San Paolo ma anche per ogni vicolo, strada, palazzo, panchina, lampione o monumento della città. Scoprire che anche se non c’è un parroco e una parrocchia, un quartiere può ancore specchiarsi in un monumento simbolo e ritrovare il proprio portato storico, il proprio senso di appartenenza, il proprio orgoglio di essere “di lì” e non di altrove e sperare che altri “lì” e altri “altrove” abbiano il coraggio di palesarsi di nuovo in faccia al sole è di grande stimolo per proseguire».

Articolo de “Il Tirreno”

 

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