Petroni: Diamo fastidio, vogliono farci fallire

Una società sotto attacco che reagisce con la forza dei numeri a quella che viene vissuta come un’aggressione finalizzata a eliminare dal mercato un concorrente temuto.

È un’azienda che non si limita a combattere nelle aule dei Tribunali la sua battaglia per la verità, la Alivision Scarl – gruppo Terravision con sede a Londra – attiva anche a Pisa da undici anni nei collegamenti bus dall’aeroporto Galilei a Firenze.

Richiesta di fallimento. Il gruppo romano, 80 dipendenti e 10 milioni di fatturato, ha acquistato alcune pagine di quotidiani nazionali per denunciare ciò che considera un attentato alla sua stessa esistenza: una richiesta di fallimento avanzata dalla Procura di Roma contro la quale ha fatto ricorso con fondate speranze di vincerlo. Sul sito www.alivision.eu viene riportata la storia della società scandita da decine di documenti.

«Tutti devono sapere». Fabio Petroni, fondatore di Terravision, in trattative per acquistare il Pisa (servizio nello sport, ndr) non abbassa la testa in una vicenda che viene presa ad esempio per descrivere interessi e metodi seguiti dalla sezione fallimentare del Tribunale romano. «La pubblicazione sui giornali della nostra vicenda – spiega il manager– vuole essere un contributo civico. Tutti devono sapere come vanno queste cose. Non abbiamo niente da nascondere».

La concorrenza. Alivision lamenta di subire un’ingiusta richiesta di fallimento, formulata solo perché le aziende concorrenti sono infastidite dalla sua offerta a basso prezzo. L’istanza di fallimento presentata dalla Procura si basa sulla segnalazione di una azienda concorrente, la società Italiana Trasporti e su una perizia stilata dal professor Luciano Bologna, marito di un ex giudice del Tribunale romano coinvolto anni addietro in un’inchiesta per concussione ai danni del produttore cinematografico, Vittorio Cecchi Gori dove lo stesso docente venne indagato. Questi i fatti raccontati dalla società di trasporti, la cui sorte verrà decisa nei prossimi giorni.

Richiesta singolare. L’hanno chiamata “Una singolare richiesta di fallimento” la via crucis lungo le stazioni giudiziarie della capitale. Perché singolare? Perché, sempre per Alivision, l’istanza risulta «non assistita da alcun titolo esecutivo, e per giunta presentata nei confronti di una società che genera utili, dotata di notevoli disponibilità finanziarie liquide e fortemente patrimonializzata». Secondo la ricostruzione della società, l’istanza di fallimento «è stata formulata dalla Procura della Repubblica di Roma nell’ambito di un procedimento penale nato da una segnalazione di una società concorrente. L’istanza si basa pressoché esclusivamente sulla consulenza tecnica effettuata da un dottore commercialista incaricato dalla Procura, che si è rivelata assolutamente infondata secondo gli approfonditi pareri formulati da una delle prime società di revisione contabile del mondo e da autorevoli professionisti italiani, tra cui noti docenti universitari».

«Perito sotto processo».Inoltre, è l’accusa più forte da parte di Alivision, «il perito nominato dalla Procura, come emerge da numerosi articoli di stampa, già al momento del conferimento dell’incarico di consulente tecnico risultava raggiunto da un provvedimento di rinvio a giudizio per l’ipotizzato delitto di concussione commesso in concorso con un magistrato all’epoca dei fatti in servizio all’ufficio Gip del medesimo Tribunale di Roma».

Debiti a scalare. La Procura è partita contestando debiti per oltre 5 milioni di euro verso Equitalia, fisco e creditori vari. La cifra, a suon di documenti prodotti dai legali, è scesa a 177mila euro nei confronti della sola Equitalia che non ha mai chiesto il fallimento. Somma, comunque,su cui è aperto un contenzioso per la mancata notifica della cartella esattoriale. Il Tribunale ha pignorato un credito di 150mila euro a Bolzano.

«Non siamo insolventi». Alivision, per scongiurare ogni sospetto di insolvenza, ha provveduto a saldare 178.473 euro (comprensivi di interessi) informando nei giorni scorsi il tribunale. Precisa l’azienda: «Contestualmente Alivision faceva presente ad Equitalia Sud che tale pagamento avveniva a titolo meramente cautelativo e non poteva essere atto di acquiescenza delle pretese vantate da Equitalia Sud Spa in relazione al contenzioso pendente presso la Commissione Tributaria Provinciale di Roma». Petroni è convinto di poter uscire senza le ossa rotte dall’ingranaggio in cui è finito. «Sarà che vivo in Inghilterra da anni e quindi la mia mentalità è cambiata rispetto al passato – dichiara –ma in un Paese normale una storia del genere non potrebbe esistere. La società concorrente che ci ha denunciato e il perito della Procura risponderanno di quello che hanno fatto. A tutti chiederemo i danni».

 

Articolo di Pietro Barghigiani de “Il Tirreno”

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