Le trattative verso una svolta

Potrebbe essere vicina, in ogni caso, ad una svolta decisiva la trattativa per la cessione delle quote del Pisa. Stando anche alle recenti parole del ragionier Cesare Cava, Terravision sembra ormai essersi definitivamente defilata e l’unico interlocutore per Carlo Battini è Aldo Brini e la cordata di imprenditori da lui rappresentata.

Dalla conferenza stampa tenutasi il 4 febbraio all’Ac Hotel, ci sono state smentite e contro smentite,  come siamo soliti vedere in trattative di questo tipo, ma nonostante questo i colloqui tra le parti sono comunque proseguite e sembra davvero essere arrivati ad un punto di svolta, positiva o negativa che essa sia. Se la trattativa dovesse saltare, Carlo Battini andrà comunque avanti almeno fino a che qualcun altro non busserà alla sua porta, mentre se dovesse esserci un esito positivo della trattativa, Battini avrebbe comunque un ruolo nel futuro organigramma.

Un altro socio della cordata ha intanto rilasciato una lunga intervista a Giuliano Fontani (che tempo fa aveva anticipato la notizia della trattativa) per il portale ilpisasiamonoi.it: si tratta di Domenico Filippelli, 45 anni, imprenditore edile di Montecatini. Con Battini, afferma, accanto a un altro socio che resta anonimo, «Abbiamo l’impegno di sentirci alla fine del mese, e conserviamo il foglio con le richieste del presidente Battini, persona saggia e intelligente. Si parla di una valutazione di 4 milioni di euro, 3,2 per l’80%, in modo da lasciargli il 20%. Quando vuole possiamo andare dal notaio. Noi paghiamo cash».

Filippelli ha mostrato al giornalista da una cartella con il logo del Pisa 1909 un foglio scritto a mano, con la penna blu. «Sono le condizioni fissate da Battini nell’incontro tenuto in questo ufficio il 20 gennaio. Ci sono anche le scadenze, semestrali, per le fidejussioni. Ma quali fidejussioni, quali scadenze semestrali… Noi gli diamo 3 milioni e 200mila euro in un’unica soluzione. Quali garanzie? Non ci sono dilazioni, soldi, in mano».

Da chi è formata la cordata? «Ci sono io, il mio amico che è al mio fianco, cittadino italiano con residenza in Svizzera, altri quattro soci impegnati anche in campi diversi dall’edilizia. Niente acciaio, come si era detto, niente ucraini. Caso mai un inglese, tifoso del Manchester».

Uno dei soci «ha una particolare ragione affettiva nei confronti del Pisa, una storia legata a suo padre. Noi possiamo volgere lo sguardo altrove, lui vuole il Pisa. E’ per questo che siamo giunti alla conclusione di corrispondere ad una valutazione oggettivamente esagerata. Ma alle ragioni del cuore non si comanda».

 

Articolo di Antonio Scuglia e Lorenzo Vannozzi de “Il Tirreno”

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