L’avversario del Pisa: La Salernitana

Domani all’Arena arriva una delle squadre meglio attrezzate del girone: La Salernitana del patron Claudio Lotito che molto probabilmente non sarà presente alla sfida.

Dopo un avvio difficile con Sanderra in panchina i granata sono stati rilanciati da Carlo Perrone, il tecnico della risalita con i campionati vinti  in D e in Seconda Divisione, con 11 punti in cinque gare ha portato la squadra in zona play-off. L’obiettivo resta quello di provare a lottare per vincere il campionato; la vetta adesso è distante 5 punti. Da sottolineare che una vittoria è arrivata a tavolino e l’unica sconfitta dell’era Perrone è maturata in casa contro il tutt’altro che esaltante Grosseto.

Perrone nei campionati vinti ha adottato un 4-3-3 molto offensivo ma finora ha variato usando il 4-3-1-2 quando in campo c’è Foggia, il fantasista ex Lazio è squalificato, oppure il 4-4-2 come domenica scorsa nel vittorioso 1-0 contro il Frosinone. Nella gara di Mercoledì contro L’Ischia in Coppa Italia è tornato al modulo più gradito a tre punte, anche per il rientro in campo di Ciro Ginestra andato a segno con una doppietta.

Dei 16 gol fin qui realizzati 7 sono opera di Guazzo che si sta finalmente imponendo in categorie importanti. La Difesa è stata blindata nell’ultimo mese, 2 soli gol subiti in 4 incontri, dopo i 9 gol presi nelle prime 9 gare. Perrone ha anche migliorato l’aspetto disciplinare di una squadra che finiva spesso in 10, ed escluso il rosso di Foggia a Catanzaro non ha avuto grossi problemi su questo aspetto.

Squadra esperta guidata a centrocampo da capitan Montervino, ex Napoli e Ancona, vero lusso per la categoria nonostante i 35 anni sulla carta d’identità. In porta Iannarilli si sta dimostrando una garanzia così come il classe 90′  Tuia al centro della difesa. In mediana Perpetuini e Capua garantiscono corsa e qualità in avanti si è rilanciato anche l’ex laziale Mendicino a segno da due domeniche di fila. Il gioco propositivo offre comunque grandi spazi agli avversari ed è difficile vedere gare troppo tattiche.

Tifo e stadio. La tifoseria della Salernitana è una delle più calde del Sud. Per anni gli Ultras Plaitano hanno guidato la curva dando vita anche a ottimi spettacoli coreografici come ai tempi di Delio Rossi a metà anni 90. Gli Ultras portano il nome di Giuseppe Plaitano colpito a morte da un colpo di pistola sparato in aria da un poliziotto durante un invasione di campo in Salernitana-Potenza del 28 Aprile del 1963; Plaitano si trovava sugli spalti ed è purtroppo il primo tifoso in Italia a morire per una partita di calcio.

Lo stadio Arechi nel 1990 ha preso il posto del vecchio Vestuti, lo stadio dei fatti di Salernitana-Potenza, ed è uno stadio moderno con una capienza di 38.000 posti( ridotta a 31.000). L‘Arechi è uno stadio che rievoca brutti ricordi ai tifosi nerazzurri: il 14 Giugno del 1994 il Pisa perse lo spareggio contro l’Acireale ai calci di rigore e dopo 15 anni tornò in serie C; subito dopo arrivò il fallimento del glorioso Pisa Sporting Club 1909.

Due grandi lampi in cento anni. Il calcio a Salerno compie cento anni. Tutto è nato grazie a Donato Vestuti che organizzò nel campo di Piazza D’Armi il primo incontro del Salerno Football Club. Dopo la morte di Vestuti, nel 1918, la società venne riorganizzata e nacque l’Unione Sportiva Salernitana l’anno seguente con i colori sociali inizialmente biancocelesti con maglia stile nazionale argentina. Dopo aver disputato alcuni campionati in B la squadra tornò nelle serie minori.

La svolta a cavallo della seconda guerra mondiale: per prima cosa viene cambiato il colore delle maglie, da amaranto a granata, e dopo il ritorno in B nel 1943 arriva la storica promozione in A nel 1946-’47 grazie alle intuizioni del tecnico Gipo Viani, poi grande anche nel Milan, che in pratica inventò il ruolo di libero( nella Salernitana era Ivo Buzzegoli) e chiede anche al centravanti di rientrare; una rivoluzione per l’epoca. La serie A però è troppo per i campani e c’è l’immediato ritorno in cadetteria dove per 7 anni la squadra disputa tornei dignitosi. Nel 1955-’56 arriva la retrocessione e inizia un periodo difficile segnato dai fatti di sangue narrati precedentemente.

Sotto la guida tecnica di Tom Rosati la Salernitana ritrova la B nel 1966 ma è un fuoco di paglia. Per 24 anni la Salernitana va avanti tra alti e bassi in serie C fin quando verso la fine degli anni ’80 si inizia a costruire qualcosa d’importante. Arriva a Salerno per concludere la sua grande carriera l’ex capitano della Roma Agostino Di Bartolomei. Il primo campionato addirittura gioca poco, poi nel 1989-’90 con la guida dell’allenatore Ansaloni diventa determinante per la promozione in Serie B ottenuta con lo 0-0 contro il Taranto all’ultima giornata in un Vestuti stracolmo che quel giorno salutava la squadra che giocherà il campionato di B all’Arechi. Altri uomini chiave di quella cavalcata furono l’ex Vicenza Lucchetti in difesa, autore di 6 gol, Della Monica, e il portiere Battara. Di Bartolomei fu anche capocannoniere della squadra con 9 reti, ultima perla di una carriera e di una vita troncata bruscamente il 30 maggio del 1994.

In B la Salernitana si rinnova ma dopo una buona partenza scivola verso il fondo e deve disputare lo spareggio salvezza a Pescara contro il Cosenza; risolve l’attaccante calabrese Marulla e la Salernitana torna in C.

Nella stagione 1993-’94 arriva un giovane allenatore profeta della zona e inizialmente seguace di Zeman: si tratta di Delio Rossi che assieme al nuovo presidente Aliberti costruisce una squadra che soprattutto nel girone di ritorno sbalordirà tutti e vincerà i play-off con il 3-0 nella finale di Napoli contro la Juve Stabia. In porta Chimenti, in difesa i giovani Tosto e Fresi, considerato il libero del futuro, a centrocampo Breda e Tudisco, davanti i gol dello scatenato Pisano. Cervello della squadra Pietro Strada che poi a Parma non mostrerà del tutto il suo enorme talento.

Il primo campionato di B è esaltante con la Salernitana che dà spettacolo ovunque e lotta per la A fino all’ultima giornata dove a Bergamo va in scena una sorta di spareggio contro l‘Atalanta. I granata devono vincere ma perdono 2-1, decide Ganz, e ha nulla serve una magistrale punizione di Strada. A fine stagione Rossi va a Foggia ma nel 1998 Aliberti lo richiama e grazie ai gol del capocannoniere Di Vaio e di David Di Michele la Salernitana torna in A dopo 51 anni.

Di Vaio fa bene anche in serie A, 11 reti, ma nonostante venga lanciato Gennaro Gattuso la Salernitana, Oddo era subentrato a Rossi,  retrocede con il pareggio nel drammatico testa a testa di Piacenza all’ultima di campionato. Drammatico perché durante il ritorno a casa prende fuoco un vagone nei pressi di Nocera dove perdono la vita 4 persone. L’episodio indurrà l’allora ministro Iervolino a chiedere la soppressione dei treni speciali per le tifoserie organizzate.

La squadra si alterna tra B e C fino al 2010 quando arriva il fallimento. Irrompe a Salerno Claudio Lotito assieme al presidente e cognato Mezzaroma. In due anni la squadra vince due campionati e torna in prima divisione. Nonostante gli ottimi risultati il vulcanico presidente della Lazio si lascia andare spesso ad esternazioni anche contro , a suo modo di vedere, la scarsa presenza di pubblico.

Precedenti Pisa-Salernitana. Otto volte i granata sono venuti a Pisa senza mai espugnare l’Arena Garibaldi, 4 vittorie e 4 pareggi a favore dei nerazzurri.  Ultimo confronto il posticipo di Lunedì 23 Febbraio 2009 n serie B concluso con uno scialbo 0-0. L’ultima vittoria del Pisa risale alla stagione 1978-’79 quando a poche giornate dalla fine Meciani fece l’esordio sulla panchina pisana lanciando i nerazzurri nella volta promozione con un gol del grande Di Prete dopo 20 minuti.

 Andrea Chiavacci

Fonti: Wikipedia, i miei almanacchi Panini e un po’ di farina del mio sacco.

Immagine tratta da www.scoprisalerno.it

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