Il Pippone di Beppe

LA DISPERAZIONE E UN AMORE CHE FINISCE

Cari amici, nel cercare di capire che cosa sta succedendo nel Pisa mi sembra che l’unico sostantivo capace di rendere l’idea sia la disperazione, il sentimento che prevale tra gli sportivi, ma probabilmente anche tra gli addetti ai lavori in società. L’esonero di Cozza è l’ultimo episodio di un romanzo che dall’inizio dell’anno testimonia che all’interno del gruppo ci sono forti dissensi verso la guida tecnica, chiunque esso sia, pertanto rimane difficile capire come un gruppo del genere (non ho mai creduto al gruppo ma non trovo un altro vocabolo adeguato) potesse colmare il gap evidente che c’è con almeno 5/6 squadre del girone.

E adesso? Adesso, come sempre da tanti anni a questa parte si proverà a puntare su una reazione puramente nervosa della squadra in questo mini-campionato di 5 giornate con l’handicap della giornata di riposo. E questa giornata (il 13 aprile) è il vero incubo degli sportivi, quella dove non si sa quanti team potrebbero superare i nerazzurri che in quel giorno saranno gli spettatori non paganti della domenica.
Non credo di sbagliarmi se anche la reazione moscia degli sportivi agli ultimi eventi sia chiaro segnale che a tutti, dico tutti, questa storia è venuta a noia, e quindi vietato scandalizzarsi di fronte ad una Arena vuota e alla disaffezione di tanti tifosi. E’ un sentimento normale quando sono anni che non hai praticamente speranze di giocare alla pari con gli altri (non ho detto vincere, basterebbe giocarsela alla pari!). E allora cosa fare? L’ho detto parecchie volte negli ultimi anni in radio, sono troppo stanco e vecchio (sportivamente parlando) per scandalizzarmi di fronte a ciò che vedo, e venerdì sera davanti alla tv con l’amico Riccardo abbiamo avuto la netta sensazione di vedere che ormai di quello che succedeva importava ben poco a coloro che erano in campo. Poi ci rifletti seriamente e ti viene da pensare “se non frega a loro, io che posso fare?”. Risposta secca, NIENTE. Solo manifestare il mio sdegno per una prestazione indecorosa, ma nel frattempo nel cuore (si perché quando tifi una squadra ti fa battere il cuore) sentivo un freddo tremendo, quasi un processo di autodifesa che ti porta a pensare “ma perché ci dobbiamo soffrire solo noi e non importa nulla a chi ne è protagonista?”. Ecco io spero solo che a qualcuno, dalla dirigenza fino all’ultimo dei giocatori, venga questo sussulto e si facciano questa domanda. Non c’è cosa peggiore di quando si spenge la fiamma dell’amore, è tanto difficile riaccenderla una seconda volta. Alla prossima amici, se me ne verrà ancora la voglia!”

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