Il Pippone di Beppe

“Meritocrazia e credibilità del calcio”

La vicenda (grottesca) del minacciato sciopero dei calciatori di lega pro ha riacceso un dibattito tra due fronti che tutto potranno sostenere ma è sicuro che non troveranno mai un accordo. Imporre regole che determinano centinaia se non migliaia di disoccupati facendo trovare un ingaggio a qualcuno perché la carta d’identità gli da il requisito è sicuramente un errore, ma resta il fatto che il calcio di serie C è come un’azienda che è sempre sicura di andare in perdita ogni anno. E allora che fare? Far quadrare i bilanci significa che i tuoi tifosi ti abbandonano (è matematico) e poi vai a spiegare al tifoso medio che il bilancio economico è perfetto quando sul campo ha preso sonore batoste oppure (e credo sia questo il vero motivo che fa imbestialire il tifoso) fin dall’estate deve riporre sogni di gloria per i propri colori.

Sinceramente la via d’uscita appare, come sempre, quella di mettere in atto una politica oculata mediante la sapienza dei tuoi dirigenti che siano capaci di pescare giocatori validi, possibilmente giovani e con ingaggi risicati.

In realtà credo che la via d’uscita non esista e dovranno sempre essere i presidenti a ripianare i debiti accumulati durante una qualunque stagione in terza serie.

Per arrivare agli agognati milioni di SKY & company bisogna fare una scommessa e mettere nel bilancio preventivo una perdita economica paurosa, sperando di vincere la scommessa. Se la scommessa viene persa molto probabilmente ogni società appare destinata a fallire. Si perché il calcio non può essere diverso dagli altri campi lavorativi, dove se i conti non quadrano si chiude bottega.

Il tifoso ha diritto a sognare, però deve essere parimenti pronto a non scendere in piazza e ad accettare le conseguenze sportive se la propria società fallisce l’anno dopo, come ormai succede da 10 anni regolarmente in prima divisione.

Meritocrazia. Questa parola viene regolarmente invocata dai calciatori che hanno superato i 23-24 anni, ed è un concetto indiscutibilmente valido. Ma gli stessi calciatori che protestano in questo modo dovrebbero anche ammettere che non è possibile ricevere ingaggi per centinaia di migliaia di euro in terza serie, non perché non sia morale, ma perché non è al passo con i tempi, tempi duri in tutta l’economia mondiale dalla quale il calcio non può essere esentato.

Probabilmente debbono cadere anche alcuni miti, ad esempio se ad una certa età il calcio non ti ha dato di che vivere, un giovane deve assolutamente pensare che non potrà campare di rendita grazie al calcio ma dovrà pensare seriamente a trovarsi un lavoro di altra natura. E’ una dura realtà anche per questi ragazzi, ma non è tanto diversa da quei milioni di giovani che un lavoro non lo trovano in tutti gli altri settori della vita. Quando si parla di un altro calcio sarebbe questo il punto di partenza.

Alla Prossima!

 

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