Il Museo nerazzurro finisce in 100 scatoloni

Cento scatoloni stipati all’inverosimile non bastano a preservare oltre un secolo di storia. E che tristezza vederli tutti lì: ammassati, sigillati col nastro adesivo, accatastati uno sopra all’altro in un magazzino. Senza alternative. Non è solo questione di spazio che manca per mettere in mostra questo ben di dio del calcio pisano, ma di un progetto che disperatamente cerca sponsor istituzionali, senza trovarli. Così lo sfratto, andato in scena ieri pomeriggio, è solo l’ultima puntata di una storia esemplare: quella del museo del calcio nerazzurro. Che conferma, se ancora ce ne fosse bisogno, come attorno al gioco del calcio girino sempre tante e parole e troppe promesse al vento, ma pochissimi «fatti» e zero progetti lungimiranti. Soprattutto quando i fatti e i progetti che servirebbero non portano soldi.

Lo hanno capito sulla propria pelle i ragazzi dell’Associazione Cento, gli unici che a questo museo dell’orgoglio nerazzurro credono da sempre. Costretti, poche ore fa, a fare i bagagli e andarsene dalle due stanze che la Provincia aveva messo a disposizione del progetto nel 2010, all’interno dell’istituto Santoni di via Possenti, quartiere San Marco. «Se non ci pensate voi – è stato loro intimato alcune settimane fa in una raccomandata che annunciava lo sfratto – dovranno pensarci i nostri operai». Naturalmente hanno preferito pensarci loro, caricando il materiale su un furgone messo a disposizione dal presidente del Pisa, Carlo Battini. Che ha poi aperto le porte dei magazzini della sua Transitaliy, fra Ponte a Egola e Santa Croce, per dare ospitalità ai cento scatoloni zeppi di memorabilia, maglie storiche, foto, documenti e chi più ne ha più ne metta. «E pensare che, solo nell’ultimo anno, ho visitato i musei di Barcellona, Manchester United e Liverpool, Juventus e Genoa e giuro che, a parte qualche Coppa Campioni, a livello di materiale storico non li ho trovati più ricchi della nostra collezione», racconta con un pizzico di ironia (quando parla dei trofei) e malcelato orgoglio (quando accenna a tutto il resto) Marco Castellano, uno dei «pazzi di Pisa» dell’Associazione Cento. «Perché il lavoro a cui ci stiamo dedicando da cinque anni a questa parte – spiega Castellano – ha prodotto risultati incredibili, oltre ogni aspettativa». Un lavoro iniziato con l’allestimento della riuscitissima mostra del Centenario, nel 2009 alla Limonaia, e proseguito incessantemente lontano dai riflettori. Notevole il risultato finale. Un ricchissimo archivio giornalistico e cartaceo curato da Alberto Zampieri, in cui è possibile ritrovare la cronaca di tutte, ma proprio tutte, le partite del Pisa dagli anni Settanta a oggi, oltre alla collezione completa del Nerazzurro. Poi l’archivio fotografico, entusiasmante per il numero e la qualità degli scatti e per i personaggi immortalati: tantissimi giocatori nerazzurri e campioni passati dall’Arena Garibaldi. Maradona-Zico-Platini-Dunga tanto per spararne una raffica.

E ancora: la collezione completa dei gagliardetti nerazzurri, una lunga serie di spilline, quadri, bandiere. Un centinaio di maglie, dagli anni Sessanta a oggi, con «chicche» quotate anche svariate centinaia di euro sulla piazza virtuale di Ebay. Una collezione che nel tempo si è ampliata sempre più, grazie al prezioso apporto arrivato da alcuni «benefattori». Fra i quali occupa un posto di rilievo la famiglia di Ferruccio Giovannini, uno dei fondatori del Pisa Sporting Club, che ha contribuito alla causa del museo con una preziosa serie di oggetti e documenti risalenti ai primi anni del Novecento. Lo stesso gesto compiuto da alcuni ex giocatori nerazzurri come Fabrizio Barontini, Nevio Vinciarelli e Paolo Andreotti, ma anche dai parenti di Noris Schamous, osservatore di fiducia di Romeo Anconetani, che hanno donato alla collezione una serie di interessantissimi appunti su giocatori e squadre avversarie, e anche dai giornalisti Aldo Gaggini, storica firma de La Nazione, e Fabrizio Del Pivo. Ecco, oggi questa miniera di ricordi è stipata in un magazzino, in attesa che qualcuno le offra una collocazione dignitosa. «Nella nuova convenzione per la gestione dell’Arena si parla chiaramente dell’idea di collocare il museo all’interno dello stadio», ricorda Marco Castellano. «Secondo noi dell’Associazione Cento un posto giusto sarebbe rappresentato da alcuni locali che si trovano proprio sotto la tribuna, ma fra il dire e il fare, come sapete, c’è di mezzo il mare. Eppure, nonostante tutte queste difficoltà, continuiamo a credere che il progetto sia realizzabile: la città, i tifosi, gli sportivi lo meritano. Lasciamo per un attimo da parte 104 anni di storia gloriosa per dire che già da sola, questa grande, inestirpabile passione meriterebbe un posto in un museo. Per essere ammirata. E finalmente capita».

 

Articolo di David Bruschi de “La Nazione”

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