Giordano, nuovo mister dell’Ascoli, ricorda la retrocessione 2009

E’ inutile nascondere che la gara di domenica è molto attesa! Non solo per la voglia di riscatto ma anche perchè la panchina dell’Ascoli è guidata da un certo Bruno Giordano. Il quotidiano “La Nazione” di quest’oggi pubblica l’intervista fatta da Francesco Paletti che vi riportiamo integralmente.

Nemmeno il più perfido e cinico dei registi avrebbe potuto scrivere una sceneggiatura simile: Bruno Giordano, vecchio bomber di Lazio e Napoli, oggi allenatore con più esoneri che trofei in bacheca, ritrova una panchina professionistica, quella dell’Ascoli, a quasi due anni e mezzo di distanza dall’ultima volta, quando alla guida della Ternana perso i playout contro il Foligno di Giovanni Pagliari e portò i rossoverdi in Seconda divisione. Ma, ironia della sorte, Giordano farà il suo esordio domenica proprio all’Arena Garibaldi, contro quel Pisa che lui stesso condusse in serie C, quando per un paio di mesi, alla fine della stagione 2008-09, ne assunse la guida tecnica, lasciando alla fine un ricordo non proprio positivo.

Quando arrivò a Pisa Giordano prese in mano una formazione che galleggiava sei punti sopra la zona play-out della serie B e se ne andò sette settimane dopo con la squadra retrocessa in Prima divisione e destinata al sicuro fallimento, travolta dalla voragine di debiti in cui l’avevano fatta precipitare le gestioni «Pomponi-Covarelli». «E’ la prima volta che torno all’Arena dopo quel Pisa-Brescia di quattro anni e mezzo fa, una partita che ancora oggi rimane una delle esperienze più dolorose della mia vita professionale da allenatore», dice a La Nazione il nuovo tecnico dell’Ascoli alla fine della sua prima giornata da allenatore della compagine marchigiana.

Giordano, che situazione ha trovato lì ad Ascoli? «Simile a quella che trovai a Pisa, almeno dal punto di vista societario, anche se qua almeno abbiamo gran parte della stagione davanti …».

Ha mai più pensato a quel disastroso finale di campionato? «Altrochè. Fu un epilogo dolorosissimo che una piazza come Pisa non meritava assolutamente. Purtroppo, però, pagammo pesantemente le conseguenze di una società allo sbando e di un presidente totalmente assente. Aggiungiamo, poi, che avevamo tantissimi giocatori in prestito. Come talvolta capita in questi casi, cominciarono a tirare un po’ indietro la gamba. Ed ecco spiegato il disastro».

Lei non ritiene di avere avuto alcuna responsabilità?
«Sicuramente ne ho avute perché quando accadono certe cose nessuno può tirarsi indietro. Voglio ricordare, però, che ho guidato la squadra solo nelle ultime sette giornate. Nelle precedenti 35 ero da tutt’altra parte. Insomma, non mi sento di essere il principale responsabile di quella stagione sfortunata…».

Anche lei sente di avere pagato lo scotto di quella retrocessione?
«Mai quanto il Pisa e la tifoseria nerazzurra che, pochi mesi dopo, sono addirittura scomparsi dal calcio professionistico. Però anch’io, nel mio piccolo, qualcosa ho pagato se è vero che da allora non ho quasi più allenato, mentre chi era lì prima di me è ancora in serie A».

Domenica si aspetta qualche fischio?
«Non lo so. Se ci saranno, me li prenderò perché fanno parte del calcio. Però, ripeto: non penso che sia Bruno Giordano il colpevole principale di quel campionato. E comunque auguro al Pisa di tornare quanto prima nelle categorie che merita: una piazza e una tifoseria come quelle nerazzurra non hanno nulla da spartire con la Lega Pro».

 

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