Capitan Raimondi a E Ora Parlo Io!

Nella trentaduesima puntata di “E Ora Parlo Io!” è ospite un Gabriel Raimondi sorridente oltre che molto disteso quasi da non pensare che davanti a se ci fosse un microfono!

Una puntata che è letteralmente volata tra presente, passato ed un pizzico di anteprime sul futuro del Capitano.

Gabriel, cosa accade in gruppo quando arriva un nuovo mister?

“Penso si sia ripetuta la stessa situazione di quando arrivò Pagliari due anni fa. Dino porta quella carica – prosegue Raimondi – che quando vede un ragazzo un po’ giù non glielo permette di farlo. Anche se non conosco i dettagli perché sono cose personali e cose di spogliatoio credo ci fosse qualcuno un po’ giù e con l’arrivo di Pagliari è arrivata una ventata d’aria nuova! Un cambio di allenatore, in particolare uno come Pagliari, può dare sicuramente uno stimolo in più”.

Senza organizzare una vera e propria “cordellina” ad un allenatore, nel l’in coscio di un gruppo/spogliatoio è possibile che venga a mancare qualcosa dopo un po’ di tempo?

“Si, ma credo che questo non sia il caso – ci risponde Gabriel. La squadra stimava molto Pane, almeno i ragazzi che ho avuto modo di parlarci e sono tanti!. La squadra seguiva mister Pane ed era dispiaciuta della situazione che si era venuta a creare. Però inconsciamente forse i ragazzi che non sono titolari, chi gioca meno, chi non si sente importante con l’arrivo di un nuovo mister si ricaricano. Quindi, chi ha sempre giocato si sente messo in discussione e chi non giocava o giocava poco si può giocare nuove chance”.

La parola d’ordine col Benevento è “tutti all’Arena”…

“Molto probabilmente verrò domenica – ci dice Gabriel -. L’ultima partita che ho visto, poi sono partito per il Cile, è col Sorrento in casa ed il Pisa era primo. Sono rientrato a Pisa, è arrivato Pagliari, quattro vittorie consecutive e vi posso dire che sono andato a trovare i ragazzi in allenamento e sono carichissimi!”.

Ora che hai appeso le scarpette al chiodo, ci sveli il tuo gesto scaramantico prima di ogni gara?

“Al di la di entrare in campo col piede destro non ne avevo molti. Mettevo sempre gli stessi parastinchi, quello sempre, sempre gli stessi! Gli arrotolavo col salva pelle sempre dalla stessa parte, dall’esterno all’interno, e se sbagliavo gli toglievo e li rimettevo! Ma erano solo fesserie, non ero così malato! Poi vabbè, nel parlare… Penso che non abbia mai detto domenica si vince ed anche quando si vinceva 3 a 0 a fine primo tempo negli spogliatoi dicevo sempre che non era ancora finita!”.

Gabriel, una partita in particolare che ti è rimasta nel cuore? Escluso ovviamente Pisa-Monza…

“Vabbè… Pisa-Monza l’abbiamo vissuta con molta tensione. Mi è capitato di riguardare anche le immagini, per esempio, del riscaldamento. C’era tanta tensione, ma nello stesso tempo si capiva che la partita non si poteva perdere. Non eravamo convinti di fare due gol e vincere così ma c’era la convinzione che quella partita non l’avremmo mai persa. Ed invece le partite che mi sono rimaste più impresso ce ne sono più di una. A Monza – prosegue Gabriel Raimondi ai nostri microfoni. – l’andata (coi punti sopra l’occhio, ndr), e la partita in casa con la Lucchese col gol di Fabrizio Ferrigno.. Bellissima – esclama – quella partita!!! Ed in serie B la partita a Frosinone e con lo Spezia (entrambe in trasferta!)”.

Raccontaci in poche parole la tua esperienza in Cile…

“Dal punto di vista professionale è stata un’esperienza molto bella. Vi posso dire che stare dall’altra parte cambia davvero tutto. Molto meglio giocare! Quando giochi, dopo gli allenamenti sei libero (anche di testa!) invece da allenatore, anche se in seconda come ero io, ti alzi la mattina alle 7 pensi alla squadra vai a dormire a mezzanotte e pensi ancora alla squadra. Poi noi è capitata un’esperienza dove eravamo in quattro senza le famiglie quindi stavamo sempre insieme a programmare la settimana e ad un certo punto ci faceva anche male; questo perché la mattina s’era fatto un programma mente la sera lo avevamo stravolto nuovamente!”.

Gabriel, tu tornassi indietro, lasceresti il calcio giocato per l’esperienza che hai fatto?

“Si. Io – ci risponde Gabriel – ho lasciato il Pontedera come avrei lasciato qualsiasi altra squadra perché non riuscivo più a giocare con l’intensità che volevo io e con la continuità che volevo (a causa di qualche piccolo infortunio, ndr). Quindi non mi divertivo più perché non riuscivo a fare le stesse cose che facevo quando avevo trent’anni!”.

Chiediamo a Gabriel se secondo lui Pagliari è più “motivatore” di Pane…

“No, non sono d’accordo. Anche perché voi non potete sapere com’è Pane nello spogliatoio. Ci sono vari modi per motivare una squadra e non penso che Pane non sia capace di farlo. E comunque Pagliari non è solo motivazione. Una cosa che posso dire che sono due allenatori calcisticamente diversi. Uno cura più l’aspetto difensivo l’altro lavora più sul centrocampo ed attacco”.

Come mai a Pisa dobbiamo cambiare almeno due allenatori a stagione?

“Perché abbiamo preso il giro brutto!!! – Ci risponde ridendo Gabriel”.

Alcuni amici da casa chiedono a Gabriel, domenica col Benevento, di andare in curva a vedere la partita…

“Vi ringrazio – risponde il capitano – più avanti verrò in curva ma non domenica. Perché per un giocatore andare in curva sembra che vada li per farsi vedere e non credo sia il momento quindi lo farò tra qualche anno anche perché mi fa piacere!”.

Facciamo ascoltare una dichiarazione dell’ex nerazzurro Corrado Colombo intervenuto a “EccoC1” poche ore prima dove tra le tantissime cose che dice una in particolare sembra fatta apposta per la serata: “quel anno a Pisa avevo un grande capitano, Gabriel Raimondi, il più grande capitano che abbia mai avuto”…

“Fa piacere – commenta Gabriel visibilmente emozionato – perché ho avuto tanti compagni e con qualcuno non mi sento più e Corrado è uno di questi”.

Ed invece di Pomponi cosa si ricorda Gabriel?

“Ma sai, la speranza era quella che dietro ad un personaggio del genere ci fosse qualcos’altro. Per esempio – prosegue Raimondi – io ho avuto Vincenzo Barba a Gallipoli pieno di soldi ed era così; entrava negli spogliatoi e diceva a Clemente come doveva calciare in porta! Comunque Pomponi col calcio non c’entrava davvero niente!”.

A distanza di anni, l’hai digerito il tuo passaggio dal Pisa a Perugia?

“No. Io mi sono rovinato la mia breve carriera proprio con quel passaggio a Perugia. Quel poco che avevo fatto di buono che mi aveva permesso di partire dall’eccellenza ed arrivare fino alla serie B è crollato tutto con quel trasferimento che non so se era per un affare loro o per un capriccio di Covarelli, non ho mai capito e non ho mai digerito quel passaggio”. Su questa domanda Gabriel è una fossa in piena…!!! “Pomponi mi telefonava tutti i giorni per dimmi che me ne sarei dovuto andare, Ventura non mi faceva più giocare allora li misi alle strette. Gli dissi che dovevano fare un comunicato dicendo che io non voglio andare ma l’offerta è talmente irrinunciabile che erano costretti a cedermi. Speravo – prosegue Gabriel – che non avessero il coraggio di farlo ed invece neppure un’ora dopo era già su tutti i siti… ”.

Questo è solo un piccolo riassunto ma nella trentaduesima puntata di “E Ora Parlo Io!” è successo molto di più!!!

Both comments and pings are currently closed.

Comments are closed.


Copy Protected by Chetan's WP-Copyprotect.