Buscè pronto per la nuova avventura da mister

Antonio Buscè, appese le scarpette al chiodo, è pronto per una nuova avventura! E’ l’Empoli la “sua società” a dargli l’opportunità di esordire come allenatore. Infatti Antonio lavorerà nel settore giovanile dell’Empoli allenando i ragazzini del 2001. “Ringrazio l’Empoli per la fiducia che ha deciso di accordarmi ancora una volta – dice Buscè in un’intervista rilasciata a TuttoMercatoWeb -. Lavorerò col settore giovanile, allenando i ragazzini del 2001. Evidentemente è stata premiata la mia fedeltà a questo club e a questa maglia. L’Empoli per me è una famiglia. E a questa città sono legato indissolubilmente, tanto che qui è nato mio figlio Armando. E con mia moglie già feci a suo tempo la scelta di vivere a Empoli. Lavorare in un settore giovanile così importante, anche a livello nazionale, è per me un motivo di stimolo per dare il meglio di me”.

Vi riportiamo l’intera intervista di Stefano Sica di TuttoMercatoWeb.

Non a caso proprio a Empoli avresti dovuto chiudere la carriera.
“Sì, l’anno scorso ci avevo pensato seriamente. Intanto venivamo da un’annata difficile: eravamo partiti per disputare un campionato di vertice e poi abbiamo lottato per la salvezza. Ad un certo punto ti chiedi cosa farai da grande, se sei ancora in grado di continuare. Dubbi che però ho sciolto quasi con immediatezza”.

Spiegaci.
“Ho pensato che dovevo riscattarmi, che non potevo chiudere la mia attività agonistica così. E poi la voglia di giocare era ancora immensa. E quindi ho deciso di andare avanti”.

E ti chiama il Pisa.
“Merito di Alessandro Pane che conosco da tantissimi anni. Mi ha voluto fortemente e mi ha convinto. Mi allenavo con la rappresentativa degli svincolati dell’Aic e mi ha visto proprio durante un’amichevole col Pisa. Non ho avuto esitazioni. Pisa è una grande piazza dal passato glorioso. E accettare questa proposta mi avrebbe permesso di non allontanarmi troppo da Empoli”.

E per poco non ti sei tolta un’altra soddisfazione.
“E’ mancata la classica ciliegina sulla torta. Ma l’obiettivo del club era solo quello di migliorare la posizione dello scorso anno. Abbiamo fatto minutaggio puntando molto sui giovani. Perciò questa stagione può dirsi straordinaria: altre società, rinunciando all’impiego di under, non hanno comunque raggiunto gli obiettivi prefissati. Noi invece abbiamo sfiorato la promozione. E per questo risultato devo fare i complimenti al dg Lucchesi, a Pane e naturalmente a Pagliari che, quando è arrivato, ha capito al volo i problemi che c’erano e ha fatto un lavoro eccezionale”.

Dalla C1 ci mancavi dai tempi del Lumezzane.
“Ma ero consapevole che avrei giocato in un campionato difficile, con tanto agonismo. Avevo la testa giusta per farlo. In questo torneo, se non ti cali nella mentalità giusta, fai brutte figure. Ci sono giocatori che lottano, che possono metterti i piedi in testa se non ti fai rispettare. Giocare al fianco di compagni come Favasuli, Mingazzini, Sabato o Colombini è stato un vantaggio. E poi avevamo giovani davvero bravi. Certo, è più complicato vedere i calciatori di una volta. Un tempo c’erano i Domini, i Traini, i Sacchetti. Gente che dava del tu al pallone. Adesso un po’ di qualità si è persa”.

Dicevi dei vostri giovani più promettenti.
“Penso a Barberis, Sbraga, Suagher e Gatto. Barberis è un elemento molto interessante. Ha tecnica, gioca sempre a testa alta, è elegante, tocca un’infinità di palloni. Per me farà tantissima strada”.

Prima di agguantare i play-off avete vissuto un periodo di lungo letargo.
“C’è stato un calo fisico e mentale. A turno abbiamo perso i pilastri della squadra per infortunio. Io stesso ho avuto diversi problemi. Logico che tutto diventi più difficile”.

Raccontaci.
“Prima di Benevento prendo una brutta influenza e poi vado avanti per un mese con una cura antibiotica forte. Contro l’Andria, a gennaio, rimedio un infortunio alla caviglia che mi provoca dei punti di sutura. Ma non finisce qui: per quel fatto mi becco un’infezione che mi causa febbre alta. Vado avanti così per tre settimane. Al ritorno col Benevento mi fratturo il setto nasale e mi opero. Infine, all’andata della finale col Latina, mi faccio male alla testa con relativi 10 punti di sutura. Insomma, non mi è mancato niente”.

Eroico nel voler giocare il ritorno con una fasciatura.
“Ma io mi sono sempre comportato così con tutte le squadre con cui ho militato. Ho sempre dato l’anima, la mia coscienza non ha mai smesso di reclamare impegno e dedizione. Non mi sono mai tirato indietro. Il medico sociale, prima del ritorno col Latina, era preoccupato. Io ho voluto giocare, senza se e senza ma”.

Ma perché è finita male secondo te?
“I play-off vivono di episodi. Si tratta di partite particolari, delicate, in cui entrano in gioco tanti fattori. Si fanno sentire emozione, tensione, esperienza. Magari paghi il singolo errore. E poi certe variabili. Non amo le polemiche e le scusanti, ma l’arbitraggio a Latina ci ha un po’ penalizzati. Nell’occasione del primo rigore, nei supplementari, Sabato si becca una gomitata a centrocampo e, sugli sviluppi dell’azione, Agodirin si prende il rigore. Perdiamo Sepe e succede poi che Sabato si innervosisca, chiaramente a causa di quell’episodio, e si faccia espellere. Da lì finisce la partita, impossibile recuperare”.

E all’andata?
“Partita sentita e poche occasioni. Ne avemmo una noi buona con Perez”.

E come vedi il futuro del Pisa ora?
“Io posso solo augurarmi che salga su. E’ una tifoseria che merita tantissimo”.

Andiamo indietro: quale è stata la tua stagione più bella?
“Quando vinsi il campionato con l’Empoli nel 2005. Era l’anno in cui anche il Genoa arrivò in A e poi fu escluso. Feci anche cinque gol. E poi la stagione in cui arrivammo in Uefa con Cagni”.

Ed i migliori tecnici con cui hai lavorato?
“Da tutti ho appreso qualcosa. Somma mi ha dato tanto, ma sono stato benissimo anche con Baldini e Cagni. Con Baldini facevamo il 4-2-3-1, con Di Natale che restava libero di far male davanti e io che dovevo tornare a dare una mano in fase difensiva”.

E in chi ti rivedi tra i giocatori in attività?
“Maggio. Galoppa sulla fascia ed è bravo negli inserimenti. Diciamo che è quello che più si avvicina al modo con cui giocavo io”.

Magari un giorno ti rivedremo su una panchina importante.
“Intanto sto sostenendo in questi giorni il corso a Coverciano per conseguire il patentino Uefa A che consente di allenare in Lega Pro. Siamo oltre 50, tra una trentina di ex calciatori e qualche allenatore in attività. A settembre avremo gli esami”.

Qualche rimpianto?
“Io sono napoletano, nato a Gragnano, e tifoso del Napoli. Fosse dipeso da me, avrei vestito questa maglia anche per pochi mesi. Un po’ di rammarico resta”.

In sincerità: c’è mai stata la possibilità che questo sogno si avverasse?
“Garantisco, mai”.

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