Battini-Petroni: una trattativa in salita

Non c’è due senza tre, dice il saggio. E ha ragione anche stavolta. Perché dopo essersi già confrontati due volte in un passato più o meno recente – in un abbozzo di trattativa di fatto mai davvero partita – Carlo Battini e Fabio Petroni sono tornati a parlarsi ieri pomeriggio. Sul tavolo, la grande questione: chi fra i due ha più motivazioni per fare calcio a Pisa? La realtà di oggi dice Battini, ma Petroni giustamente vota per se stesso ed è giusto metterlo alla prova. Vedremo. E subito il faccia a faccia fra i protagonisti è apparso, ieri, non solo come un confronto di cifre e strategie, ma anche come un raffronto di stili che più diversi non si potrebbe.

Da un lato Carlo Battini, l’imprenditore tutto intuito e cervello fino che s’è fatto da solo nella profonda provincia italiana, stando sempre assai attento a tenersi lontano dalla politica. Dall’altro Fabio Petroni, imprenditore e manager capace di farsi largo nel labirinto della Capitale, uomo di mondo che ha deciso di impiantare in Inghilterra la sede principale della sua Terravision, personaggio che da sempre frequenta gli ambienti di una certa sinistra: dalla Leopolda di Matteo Renzi a Bill Emmott, giornalista britannico da sempre assi duro con Silvio Berlusconi e il suo «ventennio» italiano. Ebbene, è giusto dire subito che la trattativa parte decisamente in salita. Il passato insegna: due anni fa, dopo un mese e più di chiacchiere e indiscrezioni, l’affare finì praticamente in rissa, mentre nel giugno scorso Petroni andò a trovare Battini a Santa Croce, poi i rispettivi emissari si incontrarono a Firenze, ma nemmeno in quel caso il dialogò riuscì a decollare. Oggi, fondamentalmente, molto sarà questione di soldi. Ma è probabile che nemmeno i soldi siano tutto. Perché poi c’è anche l’orgoglio. E non si tratta di qualcosa di trascurabile.

 

Articolo di David Bruschi de “La Nazione”

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